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Settimana 44 · ottobre 2026

Quattro domande per chi guida un'impresa

Ciao,

questa settimana ho scritto quattro post su temi diversi: l'AI in azienda, il passaggio generazionale, la mediocrità, il marketing quando il fatturato cala.
Li ho riletti in fila e ho notato che finiscono tutti con una domanda rivolta a te, che guidi un'impresa. Te li ripropongo qui, insieme.

L'AI c'è già, anche se la ignori

L'intelligenza artificiale in azienda c'è già, anche se hai deciso che non esiste.
Nomisma, nella ricerca AI.DEA, ha interpellato oltre 200 PMI di Machinery, Agrifood e Motor Valley (un campione che non rappresenta tutte le imprese italiane).
Il 45% la usa prevalentemente in modo informale. Un ulteriore 21% non ne fa ancora uso. Solo il 4% la usa per trasformare il proprio modello di business.
Se sei titolare, fingere che l'AI non esista non la fa sparire.
Per questo tu e i tuoi collaboratori dovete imparare a collaborare.
Poi c'è quel 4%, e il modello di business.
Non rimettere in discussione il modello di business, nemmeno per confermarlo, secondo me è la strada più veloce verso il declino.
Quando l'hai guardato davvero, il tuo, per l'ultima volta?

Il cognome non è una competenza

Passare l'azienda a un figlio è una scelta di famiglia. Non è, per forza, una scelta d'impresa.

Uno studio pubblicato da Banca d'Italia ha guardato le società di capitali italiane dal 2014 al 2024. Quando il controllo resta in famiglia, gli effetti sulla performance sono «sostanzialmente nulli». Quando entrano soci esterni, si osservano più crescita dimensionale e più produttività.

Perché? La mia lettura è questa, e resta un'opinione mia, non dello studio. Tra padre e figlio c'è una relazione personale, che non poggia su merito, sul talento o altre caratteristiche imprenditoriali. Chi entra da fuori come socio, invece, viene scelto valutando proprio quelle cose.

Se il figlio è un talento, le cose funzionano. Se non è portato all'imprenditoria, secondo me l'azienda comincia a navigare in cattive acque. Il cognome si eredita, il talento no.

Allora, prima di passare il testimone, ti faccio una domanda: stai scegliendo il cognome o la persona?

Un nemico da combattere: la mediocrità

La mediocrità sarà un nemico da combattere, a tutti i livelli, nei prossimi anni.
E non è colpa dell'AI: viene da prima.

Da tempo ci siamo abituati a consumare contenuti in serie, quasi tutti uguali, e l'originalità ha smesso di essere un valore. L'AI eredita questa abitudine e la accelera.

L'AI toglie barriere: ti aiuta a realizzare quello che hai in mente, purché tu ce l'abbia.

Il rischio, quindi, non è l'uso cattivo. È l'uso mediocre: lavori puliti, corretti, simili a molti altri.
La soluzione del problema è ammettere, se è il caso, la mediocrità. Poi decidere di superarla.

Qual è l'ultima cosa che hai fatto e che, onestamente, era solo accettabile?

La domanda prima di chiamare qualcuno

Il fatturato cala e si cerca subito qualcuno che lo sistemi.
Prima di alzare il telefono, però, c'è una domanda da farsi.

Non è "chi mi risolve il problema?". O meglio: non è la prima. La prima è "il marketing, da me, è un episodio o un lavoro?".

Se è un episodio, il copione è noto. Chiami qualcuno, si tappa il buco. Il male, però, non è stato curato: è solo rimandato.

Il marketing non è un pronto soccorso. Funziona se è un lavoro costante, come la ricerca e sviluppo: cresce con l'azienda, non la soccorre quando è già a terra.
L'intervento spot, poi, illude. Ti fa credere di aver cambiato approccio, e quindi fatturato, senza un percorso che lo cambi davvero.

Il pronto soccorso è prezioso. Ma la domanda decide cosa stai comprando: un cerotto o un modo di lavorare.
Nella tua azienda, il marketing c'è anche quando il fatturato non cala?

Se una di queste domande ti ha trovato senza una risposta pronta, o con una risposta diversa dalla mia, scrivimi a marco@mpgstudio.it. Ne parliamo volentieri.

A presto,
Marco

scritto da Marco Piatti con la complicità del suo assistente AI

Settimana 43 · ottobre 2026

La firma resta tua

Ciao,

questa settimana ragiono su una domanda che si sente fare ovunque: se ti fai aiutare dall'intelligenza artificiale, quel testo è ancora tuo?
Per me dipende da due cose: dal fatto che sia tu a rispondere del risultato, e da cosa chiedi all'assistente, un applauso o una critica.

Il foglio bianco non esiste

O meglio, la carta sì, ma chi ci si siede davanti non è solo.

Da quando qualcuno ha cominciato a ragionare per concetti, anche elementari, chi è venuto dopo ha avuto un vantaggio enorme: partire da ciò che era già stato pensato e farlo evolvere. Una parola, un'idea, un modo di mettere in fila le cose. Nessuna di queste cose l'abbiamo inventata noi.

C'è una frase che lo dice bene: vediamo il mondo seduti sulle spalle dei giganti, che sono tutti quelli che sono venuti prima.

Se è così, la discussione su come si scrive un testo, a penna, a macchina o con l'intelligenza artificiale, si ridimensiona. Cambia l'attrezzo, non il fatto di stare sulle spalle di qualcuno.

Quello che conta è un'altra domanda: del risultato, chi risponde? Lì la firma resta tutta nostra, qualunque sia lo strumento.

Discutere con l'AI, non farsi scrivere

Molti autori, nelle prime pagine di un libro, ringraziano le persone che hanno letto il manoscritto e hanno fatto le loro obiezioni. Non per questo si dice che il libro non l'abbiano scritto loro. Il libro è loro perché le obiezioni le hanno ascoltate, e poi hanno deciso.

Con l'intelligenza artificiale si può fare lo stesso. La usi per un brainstorming, per mettere alla prova un'idea, per farti dire dove il ragionamento non regge. Come faresti con un collega, un amico, un consulente.

C'è un uso che invece non funziona: prendere quello che produce e fare copia e incolla. Lì smetti di pensare tu, e il testo lo racconta. Suona come quello di molti altri, perché in fondo lo è.

Il pensiero resta tuo, e con lui la responsabilità di quello che firmi. Prova la prossima volta: prima di chiederle di scrivere, chiedile cosa non convince nella tua idea.

Un applauso o una critica?

Quando chiediamo un parere, spesso vorremmo sentire "hai ragione". Lo facciamo con gli amici, con i colleghi, e lo facciamo con l'intelligenza artificiale. Con una differenza: l'AI tende ad assecondarti, a meno che tu non le dica altro.

Il rimedio, però, è nelle tue mani. Puoi chiederle di assumere un atteggiamento critico: di non darti ragione per forza, di non blandirti, di dirti dove l'idea non regge. Io le chiedo questo, e questi testi li ho preparati con un assistente istruito così.

Non è una prova di niente: è una scelta, e con un'altra impostazione l'esito sarebbe stato diverso. Resta un fatto: se non scegli, rischi di prenderti l'applauso senza accorgertene.

Una novità di casa: il nuovo sito di MPG Studio

Logo MPG Studio

Questa settimana è uscito il nuovo sito di MPG Studio. Parte da un'idea che torna anche in questi testi: prima dello strumento vengono le scelte.

In molte piccole imprese il marketing coincide con quello che vedono i clienti: il catalogo, la fiera, il sito, qualche post. Il marketing strategico viene prima, e sono le scelte su a chi ti rivolgi, cosa offri di diverso e perché qualcuno dovrebbe scegliere te. L'intelligenza artificiale, qui, ti fa domande, mette in ordine quello che sai e ti mostra il mercato da angoli che da solo non avresti guardato.

Sul sito trovi il percorso che propongo, in tre livelli, e una call di 30 minuti, online e senza impegno, per raccontarmi da dove parti: mpgstudio.it

Se vuoi confrontarti su come usi l'intelligenza artificiale nel tuo lavoro, scrivimi pure a marco@mpgstudio.it: ne parliamo con calma, partendo da come lavori tu.

A presto,
Marco

scritto da Marco Piatti con la complicità del suo assistente AI

Settimana 40 · settembre 2026

Il marketing al pronto soccorso e l'AI in rinvio

Ciao,

questa settimana ho scritto di due cose che sembrano lontane: il marketing chiamato quando il fatturato è già crollato, e l'intelligenza artificiale che molte PMI stanno rimandando. Messe una accanto all'altra, raccontano lo stesso vizio — o meglio, lo stesso rinvio: aspettare che il problema bussi alla porta, per poi rincorrerlo.

Il marketing chiamato al pronto soccorso

"Aiutami, il fatturato è crollato." Arriva così, quasi sempre, la chiamata.

Mi chiedono una soluzione immediata, come al pronto soccorso.

La tentazione è accorrere, tappare il buco, incassare la gratitudine.

Poi il telefono suona di nuovo, con la stessa frase.

È lì che si vede l'errore: il marketing trattato come un episodio isolato non cura niente, rimanda solo il male.

Funziona se è un lavoro costante, come la ricerca e sviluppo: cresce con l'azienda, non la soccorre quando è già a terra.

Il pronto soccorso è prezioso. Ma nessuna impresa vive di soli pronto soccorso.

L'AI rinviata non è prudenza

Più del 70% delle PMI italiane non ha ancora investito in intelligenza artificiale, e non lo farà a breve.

Non li chiamerei prudenti. Li chiamerei in rinvio.

Perché quella decisione, prima o poi, arriva comunque. Solo più tardi. E le condizioni, a quel punto, sono peggiori.

Nel frattempo il mercato italiano dell'AI cresce del 50% in un anno.

Il divario aumenta, non aspetta chi sta fermo: si allarga.

Ma occhio, non basta comprare un tool per uscirne.

Capita di accendere un software e lasciare tutto il resto esattamente com'era.

Quel tool, da solo, sposta il rinvio più avanti. Non lo cancella.

A cambiare deve essere la mentalità, prima del tool.

Tu, oggi, la tua azienda la stai ripensando o solo aggiornando?

Se in una delle due storie ti sei ritrovato — nel telefono che squilla con la stessa frase, o nella decisione sull'AI che scivola al mese prossimo — rispondi pure a questa email. Anche solo per raccontarmi com'è andata da te.

A presto,
Marco

scritto da Marco Piatti in collaborazione con il suo assistente AI

Settimana 39 · settembre 2026

Una parola che uso da anni, e che forse devo spiegarti meglio

Ciao,

Ti scrivo una cosa a cui penso da un po', e che forse non ti ho mai spiegato bene fino in fondo.

Ho attraversato quarant'anni di rivoluzioni tecnologiche — il personal computer, poi Internet, poi i social, oggi l'intelligenza artificiale — e ogni volta, se sono onesto, all'inizio ci ho creduto meno di quanto ci creda oggi. Pensavo fosse solo un attrezzo nuovo sulla scrivania. Mi sbagliavo: cambiava il modo di pensare, non solo gli strumenti.

Con l'intelligenza artificiale mi sta succedendo la stessa cosa, ma più in fretta. E sospetto che stia succedendo anche a te, anche se magari non te lo sei ancora detto chiaramente.

C'è una parola che uso spesso, in questo lavoro: impresa. Non azienda — o meglio, non solo azienda. Un'azienda gestisce quello che ha già: produce, fattura, tiene il punto. Un'impresa, nel senso più vecchio e più vero della parola, intraprende: si muove verso qualcosa che ancora non ha.

Il mio lavoro, detto con una metafora che uso spesso, è portare dentro la tua azienda un piccolo reparto di ricerca e sviluppo — come nelle grandi imprese, ma in scala piccola, cucito su di te. Uno spazio dove pensare al futuro, non solo gestire il presente.

L'intelligenza artificiale, in questo, non è solo un servizio che vendo. È un'occasione che uso apposta per farti delle domande che da solo non ti faresti: perché fai quello che fai, con quali metodi, verso quale futuro.

Vengo dal marketing e dalla comunicazione, e per me non sono mai stati un contorno. Sono la base strategica di tutto quello che costruisco con un cliente. Grafica, sito, social restano utili, certo, ma vengono dopo — sono competenze complementari, non il cuore del lavoro.

Ti offro tre strade, indipendenti tra loro: formazione, per entrare nel mondo dell'AI con consapevolezza; consulenza, per districare quello che stai facendo o potresti fare; sviluppo, per costruire insieme, fianco a fianco, quello che ti serve davvero. Scegli quella che ti serve, non quella che fa comodo a me venderti.

Una cosa non la faccio, e non la farò mai: l'intervento spot. Quello che ti illude per due settimane e poi torna tutto come prima. Se cerchi quello, dimmelo pure con franchezza: ti risparmio tempo, e io ne risparmio ancora di più.

Non ti prometto miracoli, e diffido di chi lo fa. Il mio criterio di successo è uno solo: che tu, alla fine di un percorso con me, guardi la tua azienda con occhi un po' diversi. Se succede questo, ho fatto il mio lavoro. Se resta solo un tool in più acceso sullo schermo, ho fallito anch'io — anche se il tool funziona.

Se ti va di parlarne, scrivimi. Va bene anche solo per capire se ha senso, prima di decidere qualsiasi cosa.

A presto,
Marco

scritta da Marco Piatti in collaborazione con il suo assistente AI

Settimana 37 · settembre 2026

Il secchio bucato

C'è una metafora che mi è rimasta in testa da giorni, presa da un'intervista di Gianluca Mauro, fondatore di AI Academy ed Epifany: il secchio bucato. Versi acqua, versi acqua, e il livello non sale mai. Non perché versi poco. Perché il secchio è bucato.

L'ho sentita a proposito di IA, ma appena l'ho sentita ho pensato subito agli uomini d'azienda che incontro, perché il pattern è identico, cambiano solo i nomi. Comprano un software, comprano una consulenza, comprano l'IA di turno. Il risultato è immediato, saltando il lavoro che serve per arrivarci. Il secchio resta bucato. Non si riempirà mai.

Ed è lo stesso motivo per cui Sam Altman si stupisce che l'IA non sia già ovunque in azienda. Io, invece, non mi stupisco affatto. Ho visto molte persone pensare a cosa fare oggi — un verbale da riassumere, una mail da scrivere — e poche fermarsi a pensare a quello che serve davvero, prima ancora di cosa fare. Il primo sguardo insegue le azioni, il secondo cambia il processo che le genera. E quel secondo sguardo non lo ottieni con nessun software, per quanto bravo sia chi te lo vende.

Perché diciamocelo: uno strumento resta uno strumento. Un martello è identico in mano al falegname e in mano a me, che con un martello mi spacco un dito con desolante regolarità. Vale per il martello, vale per l'intelligenza artificiale: cambia la potenza dello strumento, non la sostanza di chi lo usa. Su un contratto o su una riga di codice, onestamente, a nessuno importa se l'hai scritto tu o un prompt: quello che conta è la qualità del risultato. Ma non è sempre così facile giudicare a cose fatte. Sulla strategia, per esempio, il risultato si vede mesi dopo — e a quel punto lo strumento non basta più: serve l'esperienza, quella che ti fa riconoscere una situazione già vista anche quando si presenta vestita diversamente.

Per questo continuo a pensare che la vera sfida, per chi fa impresa, non sarà mai «usare l'IA». Sarà adottare un pensiero strategico: avere una visione chiara, e una missione abbastanza solida da reggerla. Lo strumento, ormai, lo trovi più facilmente e in fretta. La visione no.

Se ti riconosci anche solo un po' in questo, non è per forza un limite: è solo il punto di partenza. A volte basta l'ultimo passo — quello che porta da un'idea giusta a un metodo diverso — per cambiare mentalità davvero. Se ti va di farlo insieme, è il lavoro che faccio con chi incontro. Scrivimi due righe, senza impegno.

A presto,
Marco

scritta da Marco Piatti in collaborazione con il suo assistente AI